Giovedě, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

FOLIGNO E BROGLIANO
Il Romitaggio di Brogliano e l’Osservanza
Il beato Paoluccio Trinci da Foligno
Il Convento di San Bartolomeo di Marano
Monasteri di Clarisse
IL BEATO PAOLUCCIO TRINCI

IL BEATO PAOLUCCIO TRINCI

Il beato Paoluccio Trinci

A aolo di Vagnozzo Trinci (1309-1391), detto Paoluccio «per la tenera età e l’umile statura del corpo» (L. Wadding, Annales), ridette vita ad una breve precedente esperienza di vita eremitica promossa da Giovanni della Valle, seguita da Gen­tile da Spoleto, e conclusasi, nel 1355, con la bolla “ Sedes Apostolica” di Innocenzo VI.

Era il 1368 - dieci anni prima dell’inizio del grande scisma - quando Pao­luccio si ritirò nel romitorio di San Bartolomeo di Brogliano nell’Appennino um­bro-marchigiano, lo stesso dove si era stabilito Giovanni della Valle. Nel 1373 intorno a lui gravitavano già nove romitori, posti in Umbria e nella Valle di Rieti, quasi tutti legati al nome di San Francesco; sarebbero diventati undici dopo appena due anni e ventidue nel 1391 quando egli morì. Paoluccio non ha la­sciato scritti. Di lui esistono tre biografie compilate tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, dovute rispettivamente a Giacomo Oddi (1400?-1488), a Ber­nardino da Fossa (Giovanni Amici, 1421-1503) e a Mariano da Firenze (1477?-1523). L’Oddi nella sua “ Franceschina” lo definisce «homo ydiota, semplece et lai­co».

Come ha osservato Mario Sensi, i tre agiografi sintetizzano il periodo che in­tercorse tra il 1323 (anno del suo ingresso come frate laico nel convento di San Francesco in Foligno) e il 1368 (anno del ritiro a Brogliano), «con le parole: penitenza, obbedienza ed osservanza alla lettera della Regola». Anche i suoi compagni furono uomini senza particolare cultura, ma erano, come Paoluccio, tutti spinti alla vita eremitica soprattutto dal desiderio di osservare nel modo più rigoroso, “sine glossa”, la Regola di Francesco. Il grup­po si mise sotto la dipendenza dei superiori dell’Ordine, preoccupandosi sem­pre di non compromettere l’unità istituzionale e di evitare qualsiasi forma di frattura. Con tale atteggiamento, che fu senza dubbio uno dei punti di forza della loro esperienza, questi “ veri fratres Minores” - come furono definiti - an­davano, almeno idealmente, ben oltre le posizioni di estrema polemica degli Spi­rituali, basata in primo luogo sulla difesa ad oltranza della povertà, intesa co­me la premessa della stessa perfezione e come condizione istituzionalizzabile.


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



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